All’indomani del terribile conflitto che sconvolse le terre della vicina ex Jugoslavia (1991-1995), un gruppo di donne bosniache decise di voler restare nella terra delle loro madri, resistendo al Male e alla guerra.
Si resero conto infatti che le loro ferite, impresse dentro all’anima e sul corpo, erano identiche a quelle che avevano subito anche le “altre”.
Donne di Bosnia, dunque. Nient’altro. Donne libere. Capaci di pensare che vincere la pace è molto più importante di vincere la guerra.
L’incontro tra lo scrittore Angelo Floramo e Rada Žarković, pacifista fondatrice della cooperativa agricola “Insieme” che riunisce in un’azione collettiva donne sopravvissute ai genocidi, ortodosse e musulmane, tra Bratunac e Srebrenica, alleate per la coltivazione e la vendita di piccoli frutti come more, lamponi e mirtilli, metterà a valore quanto «i nostri prodotti hanno la dolcezza dei nostri sogni», come ha ricordato l’attivista in diversi incontri con gli studenti.
Così l’autore della “Breve storia sentimentale dei Balcani”, a dialogo con lei, darà memoria di memorie attraverso un viaggio in quella parte d’Europa complessa e stratificata, eppure al centro di tutto.